lunedì 5 dicembre 2016

Mostra "La Macchia Mediterranea in Sicilia"


Sarà inaugurata oggi lunedì 5 dicembre 2016 alle ore 18,30 presso i locali del palazzo ex-carcere di Piazza Milite Ignoto a Santa Lucia del Mela, la mostra itinerante "La Macchia Mediterranea in Sicilia", già ospitata dai Comuni di Messina, Sinagra, Floresta e Librizzi. La mostra che si protrarrà fino all'8 gennaio 2017, è composta da 24 foto dell’Associazione Fotografi Naturalisti Italiani (AFNI) - Sicilia, da 10 dipinti del Prof. Ignazio Camilleri e da 3 pannelli espositivi dell’Orto Botanico di Messina, oltre ad una postazione Multimediale e l’installazione “il Cartolaio del Bosco” a cura dell’arch. Antonia Teatino, che costituisce - di fatto - un laboratorio didattico riservato soprattutto ai più piccoli che avranno la possibilità di frequentarlo. Il laboratorio sarà proposto ai bambini della scuola materna di Santa Lucia del Mela, così come fatto nelle altre sedi, per imparare a conoscere e ad utilizzare - attraverso il gioco - i materiali del bosco.
La mostra gode dei patrocini gratuiti del Comune di Santa Lucia del Mela (nonché degli altri Comuni ove è stata ospitata), dell’Istituto Nazionale di Urbanistica (INU), dell’Arpa Sicilia, della Fondazione Unesco Sicilia, dell’Associazione Fotografi Naturalisti Italiani (AFNI) – Sicilia, dell’Ordine dei Dottori Agronomi e Forestali di Messina, dell’Orto Botanico “Pietro Castelli” di Messina, dell’Associazione “O2 Italia”, dell’Associazione “Ambiente è Vita”, dell’Associazione “Fare Verde”, dell’Associazione “Mare Vivo”, dell’Associazione “Il Ramarro Sicilia”, dell’Associazione “Camminare i Peloritani”, ed è organizzata grazie all’Associazione “Centro Educazione Ambientale (CEA)” Messina onlus e al suo Presidente, l’Ing. Francesco Cancellieri.
L'iniziativa si inserisce nell'ambito delle iniziative che nascono dall’adozione della “Carta dei Comuni custodi della Macchia Mediterranea”, che la Giunta Comunale, su proposta dell’Assessore Rosario Torre, ha approvato con delibera n°301 del 17/11/2016, impegnandosi così a promuovere la conoscenza, la conservazione e la tutela nel territorio comunale della Macchia Mediterranea. Questa carta, redatta da un gruppo di studiosi delle Università di Messina, Catania e Palermo come il Professor Francesco Maria Raimondo, docente presso l’Ateneo di Palermo e già Presidente dell’Associazione Botanica Italiana, da Associazioni come la CEA e "Ramarro Sicilia", vuole porre all’attenzione, attraverso un programma di educazione ambientale rivolto a cittadini e istituzioni, l’importanza della salvaguardia della Macchia Mediterranea. 
Tale necessità nasce dall’eccesiva pressione a cui essa è sottoposta, dovuta al pascolo, ai frequenti incendi nel periodo estivo, alla forte cementificazione delle coste e alla diminuzione della fauna selvatica, tutti fattori che ne riducono l'estensione e ne impoveriscono la composizione. La Macchia Mediterranea, tipica delle coste del Mediterraneo (da cui prende il nome), è composta da specie arbustive e arboree sempreverdi, adattate a resistere ai lunghi periodi si siccità estiva. Una formazione vegetale simile la ritroviamo anche in altre parti del mondo, come California, Cile, Sud Africa e Australia. Questa complessa vegetazione risulta essere molto importante per la sua varietà floristica, in quanto nonostante copra solo il 2% della superficie del globo, presenta circa il 20% delle specie conosciute; ne ricordiamo alcune, tra quelle principali e più comunemente conosciute come l’Olivo selvatico (Olea europea L. var. sylvestris (Mill)), (u ghiastraru), il Carrubbo (Ceratonia siliqua L.), il Pero selvatico (Pirus peraster L.), ma anche specie aromatiche e non, molto comuni nella nostra cucina come il rosmarino, il timo e varie specie di asparago. 
Custodire un bene significa conoscerne il valore per meritarne la Tutela, è su questo concetto che i firmatari della Carta diventano custodi di un bene comune, in questo caso rappresentato dalla Macchia Mediterranea, impegnandosi ad elaborare programmi condivisi ed azioni finalizzate al perseguimento di questo fine.
 Franco Trifirò 



Referendum Costituzionale: sonora vittoria del “NO” a Santa Lucia del Mela

Filippo Alibrando - Si sono concluse poco dopo l’una le operazioni di scrutinio nelle cinque sezioni elettorali previste nel Comune di Santa Lucia del Mela (ME).
Il dato che emerge sottolinea una forte prevalenza del "NO" alla Riforma Costituzionale proposta dal Governo Renzi, in linea con le proiezioni provvisorie su scala regionale e nazionale. 

Di seguito sono elencati i dati definitivi, suddivisi per ogni sezione elettorale.

Totale Votanti: 2.421 su un totale di 3.806 aventi diritto al voto. 

  • Totale "SI" = 758 (31,88%)
  • Totale "NO" = 1620 (68,12%)
  • Totale "Bianche/Nulle" = 43

AFFLUENZA FINALE: 63,61%


PRIMA SEZIONE: 296 votanti su 507 aventi diritto (58,38%)

  • SI = 81 
  • NO = 208
  • Bianche/Nulle = 7
SECONDA SEZIONE: 192 votanti su 395 aventi diritto (48,60%)

  • SI = 44
  • NO = 142 
  • Bianche/Nulle = 6
TERZA SEZIONE: 752 votanti su 1.082 aventi diritto (69,37%)

  • SI = 226
  • NO = 513 
  • Bianche/Nulle = 13
QUARTA SEZIONE: 634 votanti su 991 aventi diritto (63,97%)

  • SI = 217
  • NO = 410 
  • Bianche/Nulle = 7
QUINTA SEZIONE: 547 votanti su 831 aventi diritto (65,82%)

  • SI = 190
  • NO = 347
  • Bianche/Nulle = 10


martedì 29 novembre 2016

Consiglio comunale, domani la seduta

I NODI DEL CENTRO STORICO
Approderà domani per la prima volta nell'attuale civico consesso il Piano Urbanistico del Centro Storico, approvato sei anni fa dal vecchio Consiglio comunale e rimasto a lungo in "freezer". L'occasione è data dalle osservazioni presentate dai proprietari delle case individuate dai tecnici nel piano degli espropri, di cui il Consiglio comunale, nella seduta di domani, si troverà a prendere atto. Il Piano rappresenta il primo passo compiuto verso la riqualificazione del cuore storico del paese, dove non mancano i problemi segnalati dai stessi cittadini, che si sentono in molti casi abbandonati e rassegnati a convivere con la condizione di sporcizia e precarietà di strade e fabbricati. L’ultimo episodio si è registrato nella via Maisano (nella foto), una delle tante che attraversano l’intricata struttura del centro storico, dove si verifica puntualmente il cedimento di vecchie case abbandonate, con crolli di elementi architettonici che precipitano sull’asfalto o si accumulano tra le pareti degli edifici fatiscenti, mettendo a rischio l’incolumità di chi passa, insieme alla vergognosa trasformazione di ruderi in vere e proprie discariche a cielo aperto. E se il Comune punta sull’accesso ai bandi regionali e ai fondi europei, si fa sempre più urgente l’esigenza di un progetto di ampio respiro che migliori le condizioni di vivibilità dei residenti e investa sulla valorizzazione dei tanti punti di interesse artistico e paesaggistico dell’antico borgo, caratterizzato da scorci panoramici suggestivi e da monumenti e palazzi di pregio da salvare dall’incuria. 

COPPOLINO E LIPARI ENTRANO IN CONSIGLIO
Tra le novità che riguardano il civico consesso, c'è l'ingresso di due nuovi consiglieri: Tonino Coppolino, subentrato alla dimissionaria Francesca Giunta nel corso dell’ultima seduta, e Roberto Lipari, che da domani siederà in aula consiliare al posto di Mariella Ispoto, alla quale è andata a settembre la poltrona di assessore. Con la surroga, che verrà trattata come primo punto all’ordine del giorno, si ridisegna ulteriormente il gruppo di maggioranza “Liberi e Protagonisti”, rimpolpato dai due nuovi consiglieri dopo l’uscita di Giunta, che si è trasferita all’estero per motivi di lavoro, e dell’ex vicesindaco, il geom. Angelo Letizia. Le deleghe assessoriali del tecnico, dimissionato a febbraio, sono passate alla fisioterapista Ispoto, scelta da Campo tra i consiglieri utilizzando un mero criterio quantitativo, ovvero il pacchetto di voti conquistato alle ultime elezioni, che con la doppia preferenza di genere ha favorito l’exploit delle donne. Tonino Coppolino, alla seconda esperienza politica, ha già ricoperto il ruolo di consigliere comunale nel primo mandato Campo; Roberto Lipari entra invece per la prima volta in Consiglio.

Roberto Lipari
Tonino Coppolino

CAMBIO DI VICEPRESIDENZA
Nella nuova mappa consiliare, dove cala a questo punto la rappresentanza femminile (5 donne su 15), il prossimo passo sarà l’elezione del vice presidente, ruolo ricoperto sinora da Ispoto, che domani lascerà definitivamente la carica. «Con l’ingresso in Consiglio comunale di Coppolino e Lipari, tutta la compagine che si è presentata alle scorse elezioni con “Liberi e Protagonisti” ha adesso un ruolo attivo», commenta il capogruppo di maggioranza Carmelina Genovese. Durante la seduta, convocata alle 18 dal presidente Emanuele Impalà, verrà discusso anche il nuovo regolamento del servizio idrico, con le proposte di aggiornamento. 
(Katia Trifirò)

Quando un cane perde il suo padrone. La storia di Billy, fedele sino alla fine

Billy, il cane di Leone Salvatore:
il suo cuore non ha retto alla morte del padrone
Sembra la trama di un film, ma è la storia vera di Billy, un cane che si è lasciato morire dopo la morte del padrone, dal quale non si era mai separato per tredici lunghi anni. Se, come recita un vecchio adagio, il cane è il migliore amico dell’uomo, per Leone Salvatore, l’anziano scomparso in seguito ad una malattia che ormai da tempo gli impediva di uscire, Billy è stato un compagno insostituibile, fedele sino all’ultimo respiro: al punto da smettere di vivere quando il suo padrone non ce l’ha fatta. 
Il cane, un chihuahua bianco entrato in casa di Leone Salvatore appena nato, era destinato alla figlia Mariella; ma da subito si era affezionato alla persona più debole della famiglia, senza volersene più staccare. «Billy è stato per tredici anni ai piedi di mio padre, fermo sulla sua poltrona – racconta Mariella –, non lo lasciava neppure per un attimo, quasi a volerlo proteggere, anche quando in casa entravano i medici e i terapisti che si prendevano cura di lui». 
Una dedizione così totale da “sentire” la sofferenza del padrone: Billy ha iniziato a manifestare i primi segni di malessere contemporaneamente all’aggravarsi delle condizioni di salute di Leone Salvatore, tanto da smettere di giocare e persino di mangiare. Infine, quando l’anziano è morto, il cane non si è più mosso dall’angolo della cucina dove il suo padrone, seduto in poltrona, trascorreva il tempo. «Billy se ne è andato a pochi giorni di distanza da mio padre – racconta commossa Mariella –. La veterinaria ha detto che è morto di crepacuore, troppo addolorato per la scomparsa del suo padrone per continuare a vivere». 
"Hachiko - Il tuo migliore amico"
Una storia, quella di Leone Salvatore e Billy, che rivela l’esistenza  di legami speciali e indissolubili tra uomini e animali; una storia di amicizia e di fedeltà, simile a quelle che la narrativa e il cinema ci hanno descritto più volte, ad esempio nel celebre film “Hachiko - Il tuo migliore amico”, con Richard Gere: ispirato, non a caso, ad una vicenda realmente accaduta. (Katia Trifirò)

domenica 20 novembre 2016

107 candeline per nonna Rosa!

ALIBRANDO ANTONELLA: Pelle di pesca, sguardo vispo e mente attiva, ecco come si presenta Alibrando Rosa che oggi compie 107 anni.
Nata a Santa Lucia del Mela il 20 novembre 1909 (il certificato porta la data del 21/11 perché, com'era abitudine ai tempi, non si veniva registrati nel giorno della nascita) da Alibrando Salvatore e Salvadore Domenica, quinta di sei figli ed unica femmina.


Certificato di nascita

A differenza dei fratelli venne educata ai lavori domestici e col passare degli anni divenne una brava sarta. Poco più che ventenne sposò l'unico amore della sua vita: Paolo Antonelli con il quale ha avuto tre figli.
A causa della crisi economica del secondo dopoguerra il marito fu costretto ad  emigrare in Lombardia dove da poco era esploso il boom industriale, dove qualche anno dopo il resto della famiglia lo raggiunse e rimase a vivere a Cusano Milano, un piccolo comune a nord di Milano.



La sig. Rosa che esce di casa in piena autonomia
Nonostante da oltre mezzo secolo non viva più in Sicilia è sempre rimasta legata alla sua terra natia nella quale è tornata ogni anno fino a circa 10 anni fa, e,  come quasi tutti i luciesi emigrati in lei è viva la devozione a Beato Antonio Franco ed alla Madonna della neve.
Nonostante qualche piccolo acciacco dovuto all'età, trascorre le sue giornate curando amorevolmente il suo giardino e la sua casa di Cusano, dove oggi festeggerà i suoi 107 anni circondata dall'amore della sua famiglia.

La sig. Rosa mentre cura il suo giardino


FOTO: Antonelli Innocenzo

venerdì 11 novembre 2016

L'AMORE NON HA ETA'. Intervista a Tava Daetz in Avarna, Duchessa di Gualtieri Sicaminò

TIZIANA PARISI: Due occhi cangianti, tra il verde e il celeste, capelli raccolti, un sorriso dolcissimo e due gambe lunghissime.
Incontro per la prima volta Tava Daetz, seconda moglie del Duca Giuseppe Avarna (scomparso in tragiche circostanze nel 1999), in un bar della piazza centrale di Gualtieri Sicaminò.
Ci presenta un amico comune e si mostra subito disponibile a concedermi un'intervista.
Ci sediamo sul bordo di una fontana, baciate da un sole autunnale. E' l'11 novembre. Esattamente 100 anni fa, nel 1916, nasceva il Duca. Ed è proprio per l'occasione del centenario che Tava torna in Sicilia, sui luoghi che la videro protagonista di un'intensa e altrettanto chiacchierata storia d'amore.
Ella è infatti tra gli organizzatori della commemorazione svoltasi nello stesso giorno a Messina, nella sala mostre dell'Archivio di Stato. Nuovi documenti sono stati appunto acquisiti dall'Archivio, diretto dalla Dott.ssa Eleonora Della Valle, i quali saranno oggetto di studio al fine di acquisire nuove informazioni di natura storica, letteraria e biografica relative a questo illustre personaggio, che fu uno degli ultimi esponenti della nobiltà locale, nonché scrittore, poeta e storico.  
Quando Tava parla di suo marito le si illuminano gli occhi, le si emoziona la voce, e, col suo forte accento americano (è nativa dell'Oregon, USA), ripercorre le tappe di una vicenda che presenta le caratteristiche di un amore romanzesco ma reale, le cui tracce si possono “toccare con mano” visitando l'antico borgo sulle colline di Sicaminò, dove sorge il Castello, l'adiacente chiesetta e la contigua “Casa del Parroco”. Proprio in quest' ultima, trasformata nel loro nido d'amore, trascorsero i loro 23 anni insieme.
Il Duca, infatti, era già caduto in povertà, dopo che la riforma agraria del '55 gli sottrasse 900 dei suoi 1400 ettari di proprietà, che si estendeva inizialmente fino a Castanea e Nizza di Sicilia. La separazione dalla prima moglie, inoltre, lo privò anche della residenza ducale e di molti dei suoi beni. Cercò più volte di risollevarsi, ma le tasse e il difficile rapporto con i figli gli impedirono di raggiungere nuovamente la stabilità economica precedente alla seconda guerra mondiale, alla quale prese parte come ufficiale di cavalleria.




D. In quale occasione conobbe il Duca e come andò il vostro primo incontro?

R. Avvenne nel 1976. Lui aveva 59 anni, io 26. Io ero un'assistente di volo, lavoravo per la Pan Am, ma a causa della crisi petrolifera fui licenziata. Avevo tuttavia a disposizione un viaggio gratuito e decisi di visitare alcune città europee e africane, prima di ritirarmi a vivere da mia madre a Nairobi. Avevo già visitato Parigi e arrivai a Roma. Mentre passeggiavo per via Veneto, mi accorsi che era frequentata dai cosiddetti “pappagalli”, cioè da ragazzi che importunavano le turiste, specie se straniere. Decisi allora di allontanarmi, procedendo a grandi passi per una discesa, ma sentivo di essere seguita. Avvertivo dei passi dietro di me, quindi mi ero già preparata la frase da dire in Italiano:” Io non parlo con i soliti pappagalli!”. Ma nulla di tutto ciò avvenne, poiché, quando mi voltai, non vidi il solito ragazzo, ma un uomo distinto, di una certa età; allora scoppiai a ridere, lui mi prese per il braccio e mi propose:”Prendiamo un bicchiere di champagne?”. Da quel momento non ci siamo più lasciati. E' stato proprio love at first sight (colpo di fulmine); si sprigionò fin da subito un'enorme attrazione fisica e mentale. Venni a vivere in Sicilia con lui e restaurammo insieme quella che era stata la casa del parroco, accanto al palazzo ducale, dove continuavano a vivere sua moglie e i suoi figli.

Questa sorta di “convivenza” forzata, data dall'eccessiva vicinanza tra le 2 famiglie, fu difficile?

Si. Ci furono alcune situazioni imbarazzanti, dovute a gelosie e rancori, ma noi affrontavamo tutto con grande forza ed ironia. Il buonumore del Duca ci salvava anche dai disagi dati dalle difficoltà economiche. Ero io soprattutto, grazie al mio lavoro di hostess, che sostenevo le spese, dandogli la possibilità, in qualità di mio marito, di viaggiare gratuitamente su voli internazionali e visitare il mondo. Ci sposammo, infatti, nel 1988 a Milazzo, con rito civile, dopo 11 anni di attesa del divorzio dalla moglie.



Il Duca aveva la fama di essere un donnaiolo. Le risulta?

Si, era vero, ma prima di conoscere me. Lui ebbe numerose avventure, gli piacevano le belle donne e sosteneva che le ragazze più belle fossero a S.Lucia del Mela. Ma, incontrandoci, abbiamo raggiunto un tale stato di complementarietà, che non potevamo vivere più l'una senza l'altro. Lui era un uomo fantastico e aveva uno stile e un'eleganza che non si scalfirono mai, nemmeno quando si autodefiniva “holed duke” (duca bucato), a causa dei buchi nei suoi pantaloni.
E neanche quando, da macchine di lusso, passò a guidare una vecchia FIAT 500 e una 126, con le quali ci spostavamo quotidianamente. Restava se stesso, sebbene cambiasse l'involucro.


Qual era il suo rapporto con i dipendenti e i concittadini?

Non mancavano le invidie. Durante il nostro primo incontro mi disse ironicamente: ”Mi odiano tutti perché sono troppo intelligente!”. Ma fece del bene a parecchie persone e per liquidare i suoi operai vendette il Palazzo di famiglia a Palermo. Quando poi viaggiava in aereo, spesso aiutava noi assistenti di volo ed era così gentile e puntuale con i passeggeri, che essi lo scambiavano per uno di noi. Veniva spesso a trovare i miei nonni in America; specialmente con mio nonno, che era non vedente, aveva un bellissimo rapporto; amava infatti leggere per lui e mio nonno lo adorava!
Il Duca faceva tutto con l'entusiasmo di un bambino. Era capace di zappare la terra e di bere champagne con i nobili con la stessa dignità. Amava inoltre fare dei comizi in piazza, a differenza mia, che invece sono timida e ho qualche difficoltà a parlare in pubblico.

La scuola del borgo di Sicaminò

E' vero che tutti gli alberi che si innalzano sulla strada per Sicaminò e quelli intorno al borgo li ha piantati lui?

Il Duca amava la natura e gli animali. Piantava alberi, coltivava la terra con le sue mani. Insieme raccoglievamo le olive, l'uva e gli altri frutti, pulivamo il terreno dalle erbacce, insomma vivevamo in stretto contatto con la natura, insieme ai nostri 7 cani e ai cavalli.

Chiesetta attigua al Castello del Duca (Gualtieri Sicaminò)


Mi parla della famosa storia della campana, che si dice venisse da lui suonata dopo le vostre unioni amorose?

Oh si! (ride). In realtà non è vera. Una notte in cui stavamo festeggiando il mio compleanno con alcuni amici, sua moglie e i suoi figli si lamentarono degli schiamazzi notturni e ci denunciarono, sostenendo che avevamo suonato le campane “a morte”, una presunta offesa per la sua ex moglie.
Qualche giornalista, poi, tolse la “t” e fu così che “ a morte” divenne “a more” e poi “amore”. Dunque nacque questa leggenda, cioè che il Duca, dopo aver fatto l'amore con me, correva a suonare la campana per farlo sapere alla moglie.

Tava Daetz toglie le erbacce dalla scritta realizzata per lei dal Duca sul muro che costeggia la strada per Sicaminò


Quella sera del tragico evento lei dove si trovava?

Lavoravo. Era il 21 febbraio del 1999. Ero sbarcata a Roma ed ero pronta per ripartire per New York, ma qualcuno mi fece scendere dall'areo e mi diede la brutta notizia. Tornai in Sicilia. Tutto era bruciato. Il tetto della nostra casa crollato, in fumo ogni oggetto e ogni ricordo. In bagno giaceva il suo corpo, in gran parte arso dal fuoco. Morì cercando di spegnere l'incendio, ma la malasorte ebbe la meglio (si commuove).
Si salvarono solo i 7 cani, che in seguito portai con me in America.
Ma da questa tragedia, in realtà, qualcos'altro fu risparmiato dal fuoco. Il Duca, infatti, in un ultimo estremo tentativo di strapparle alle fiamme, gettò dalla finestra le sue poesie. Nel 2009 le raccolsi in un libro, aiutata da mia madre e da alcuni amici. E fu così che pubblicai “Il Silenzio delle Pietre”, esaudendo uno dei suoi due desideri. Due cose, infatti, mi fece promettere mentre era in vita. Che avrei pubblicato le sue poesie e che un giorno, quando sarò morta anch'io, le nostre ceneri vengano mescolate.



Il Duca dove si trova adesso?

Il suo corpo fu cremato e le sue ceneri riposano a Palermo, nel Cimitero dei Gesuiti, all'interno del mausoleo della famiglia Avarna. Ma una parte di esse le porto sempre con me, racchiuse in questo cuore che tengo sempre al collo. Si parlò di infarto, si parlò di intossicazione da fumo, di una trave infuocata che gli sarebbe caduta addosso...Io non conosco le reali cause della sua morte né so perché si sprigionò l'incendio.


Lei adesso dove vive?

Vivo a Bologna da un'amica. Il mio sostentamento consiste in una pensione di 110 dollari al mese.
Ma non mi lamento, perché, a differenza di tanti altri, io ho vissuto. E vive ancora insieme a me colui che mi regalò gli anni più incredibili e l'amore più grande. Ma il mio sogno è quello di tornare a vivere in Sicilia. L'America non mi è mai piaciuta.





Della vasta produzione letteraria del Duca Giuseppe Avarna di Gualtieri ricordiamo:

-Autonomia e problemi agrari siciliani (Messina, 1945)
-Les scandales (Messina, 1949)
-Nevermore (Messina, 1949)
-Promenade au soleil (Messina, 1949)
-Poème d'un soldat mort à la guerre (dramma in 3 episodi, Messina 1950)
-Poème d'une douce saison (Messina, 1950-51)
-Jeanne d'Arc (dramma teatrale, Messina 1951)
-La mia stagione in Europa (liriche in lingua francese, Guanda, 1953)
-Il cavaliere gotico (poesie, Guanda, 1954)
-Ovunque confine (poesie, Guanda 1956)
-Macerie (liriche, Guanda 1959)
-Il Silenzio delle Pietre (poesie, pubblicato postumo, 2009)


giovedì 10 novembre 2016

Il club doc incontra Nicola Legrottaglie: quando i sani principi precedono gli aspetti sportivi

Filippo Alibrando - Fama, successo, denaro, divertimento, piaceri vari, visibilità mediatica. Sono solo questi gli elementi che compongono la vita di un calciatore dell’era moderna?
La risposta a questa domanda potrebbe sembrare quantomeno lapalissiana, scontata. La società odierna ci abitua a degli standard, stereotipi, riduce l’esistenza di un noto personaggio (quale potrebbe essere un calciatore) ad un fermo immagine che lo rende più “popolare” possibile. 
Ed è quindi che, tra una partita e l’altra, un calciatore della massima serie si ritrova sulle prime pagine di tutti i giornali, sugli schermi nazionali, bombardato dal vortice mediatico che vuole a tutti i costi far emergere una nuova “icona” da sfruttare per un determinato periodo. E che fine fanno la personalità, il carattere, i valori ed i sani principi che molti sportivi (non tutti, purtroppo) possiedono?
Beh questi ultimi valgono poco per alcuni o, per lo meno, si limita il senso della “correttezza morale” alla palla messa fuori durante un infortunio o ad un gesto di fair-play. Giusto, ma tremendamente riduttivo. 

È stato questo il tema di fondo trattato oggi pomeriggio presso il Palazzo ex-carcere di Santa Lucia del Mela, in occasione dell’incontro dei tifosi locali con Nicola Legrottaglie. L’evento, organizzato dallo Juventus Club Doc “G. Scirea” di Santa Lucia del Mela presieduto dall’instancabile Benedetto Merulla, ha visto protagonista l’ex calciatore della Juventus che ha vestito la maglia bianconera tra il 2003-2005 ed il 2006-2011, concludendo poi la sua carriera nel 2014 al Catania. 
Introdotto dall’Avv. Angelo Siracusa, membro fondatore del club luciese nel 1984, Nicola Legrottaglie ha parlato apertamente della sua esperienza, calcistica ma soprattutto di vita. Ha descritto a grandi linee la sua carriera, correttamente definita “parabola ascendente” dal moderatore, mettendo in evidenza quali grandi sacrifici siano necessari per poter coronare i propri sogni nel migliore dei modi. Non ha omesso le parti meno gloriose della sua carriera, ovvero il primo approdo alla Juventus o l’anno della Serie B, anzi. Ha definito questi momenti certamente critici, ma allo stesso tempo portatori di opportunità di crescita: un’introduzione al suo ritrovato modo di vivere. 
Già. Un modo di vivere radicalmente modificato in corso d’opera, dopo tanti spropositi ed eccessi, quasi una sorta di conversione sulla via di Damasco, che lo ha portato anche ad aderire al movimento sportivo "Atleti di Cristo".  
Questo un breve passaggio del suo intervento: <<Ho messo il passato alle spalle, dopo una presa di coscienza che mi ha portato a rivalutare i giusti valori della vita. Il mio esempio di vita, notoriamente, è Gesù. Mi sono specchiato in lui e ho capito che agendo come lui qualcosa dentro di me è cambiata. Ho iniziato ad amare me stesso, il mio corpo e soprattutto ho imparato un nuovo modo di relazionarmi con tutti, evitando anche di ferire i sentimenti. Ho tolto in pratica la “maschera” che indossavo, quella del personaggio mediaticamente forte ed emblematico, per assumere una personalità quanto più vera ed autentica possibile>>. 
Ha messo insomma a nudo se stesso, cercando di esprimere i cambiamenti positivi che hanno contraddistinto la sua esistenza successivamente all’incontro con la Fede. Una fede che, sottolinea, non deve necessariamente corrispondere con Religione: <<fede significa cambiare gli atteggiamenti, le convinzioni, i cattivi esempi, gli obiettivi rendendoli più corretti possibili avvicinandoli all’insegnamento di Gesù>>. 

Spronato da un pubblico numeroso e visibilmente attento, Legrottaglie ha anche parlato del ruolo sociale e pedagogico che ha lo sport in generale, dando qualche consiglio anche alle giovani generazioni che si avvicinano al mondo dello sport. In particolare dice: <<Credo che in Italia siamo strutturati maluccio perché per poter arrivare ad avere dei leader, nel senso buono del termine, abbiamo bisogno di formarli. Si formano nelle strutture, che andrebbero potenziate mettendo a capo istruttori che abbiano determinati requisiti morali, etici e soprattutto un’educazione da trasmettere ai bambini. In Italia abbiamo istruttori capaci a parlare di tecnicismi e tattiche, ma il modello generale purtroppo cura poco la crescita individuale del bambino. È un problema culturale non attenzionato ma che purtroppo sta andando avanti, senza alcun freno. L’altra componente è quella familiare, un tassello imprescindibile che fonda la base solida su cui un bambino fonderà la propria vita. Partiamo dalla cultura. Il calcio è lo sport più diseducativo tra tutti gli sport. Non nel regolamento, ma nella pratica comune dei cosiddetti “esempi”, che in realtà non lo sono per niente. La scelta dell’idolo a volte non avviene sulla base dell’integrità morale, bensì sull’esteriorità o la semplice stranezza del calciatore. Ma è una scelta: si decide di ammirare un elemento la cui storia non è certamente migliore di altre. La stampa in tal senso dovrebbe enfatizzare di più i buoni propositi, i buoni esempi, lasciando al margine l’esempio deplorevole per un determinato contesto. La stampa porta le persone a pensarla in un modo che non è esattamente quello corretto. Quindi ci vuole tanto equilibrio e restare attenti>>.

E poi continua: <<La stampa becera è un’altra grave problematica culturale. Oggi alcuni giornalisti vengono ammaestrati per creare scompiglio. Quella domanda è studiata, premeditata per punzecchiare un allenatore o un giocatore per far la notizia e vendere le copie di giornale. Alla base non c’è passione, bensì troppo interesse. Metterei a fare i giornalisti gente appassionata, che non significa non essere obiettivi, ma almeno non crea quel clima di disagio all’interno del gruppo. Tutti questi interessi, unitamente agli spropositi dei social, risultano deleteri per lo sport>>.

Dalle origini fino ad oggi, dal vecchio Legrottaglie alla personalità ritrovata, dalle esperienze sportive ai nuovi progetti da allenatore: è stato un incontro a trecentosessanta gradi, da molti definito come “il più educativo per tutti”. L’ex difensore ha tenuto una spontanea lezione di vita di chi ha saputo riprendere in mano la propria vita dopo periodi di decadenza morale. L’integrità morale di un “Uomo”, inteso come complesso di corpo ed anima che sa comprendere i propri sbagli per rimettersi in carreggiata.
In una società che gareggia a chi ha più ragione rispetto ad un altro, la riflessione odierna è forse una “mosca bianca”: <<sono consapevole di non poter cambiare il mondo, ma come dico sempre, io almeno ci provo>>

Nelle nostre vite da studenti, genitori, figli, capi ma soprattutto come cittadini intercalati in un tessuto sociale sin troppo deviato, dovremmo provarci tutti. Quantomeno per essere in pace con la propria persona, con quelle a noi vicine e con una morale che, in troppi ambiti, spesso è stata dimenticata. 

Per la fotogallery dell'evento, clicca il link sottostante. (photo Antonio Giunta)

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