martedì 27 settembre 2016

Il sorriso di Roberta Smedili per i terremotati del centro Italia.

COMUNICATO STAMPA


Il 24 agosto 2016 un terremoto del sesto grado della scala Richter colpisce il centro Italia.

L'area più colpita è stata quella dell'alta valle del Tronto, al confine tra Lazio, Marche, Umbria e Abruzzo. 
In particolare sono stati pressoché rasi al suolo i centri di Amatrice e Accumoli (epicentro della scossa più intensa) nel Lazio, e Pescara del Tronto, frazione del comune di Arquata del Tronto nelle Marche.
La scossa è stata percepita da Rimini a Napoli.
Il bilancio ufficiale parla di 296 vittime, mentre sono state estratte vive dalle macerie 238 persone.
I feriti portati in ospedale sono invece 388.

Per aiutare queste persone, l’Associazione Roberta Smedili, ha promosso la manifestazione “Cento pittori e il sorriso di Roberta, la solidarietà attraverso l’arte”.
Una mostra con relativa vendita di dipinti donati da artisti amici dell’Associazione Roberta Smedili, si terrà presso la sala a vetri del Paladiana del comune di Milazzo, Sabato 1 e Domenica 2 Ottobre 2016 con orario 10,00 – 20,00.
L’intero ricavato della vendita verrà devoluto attraverso un IBAN dedicato al comune di Amatrice (RI) 





lunedì 26 settembre 2016

Convegno internazionale “Sicilia millenaria. Dalla microstoria alla dimensione mediterranea”

COMUNICATO
Il castello di Santa Lucia del Mela ospiterà dal 13 al 16 ottobre 2016 il primo convegno internazionale di studi storici sulla Sicilia, data la caratura dei relatori coinvolti, ma che rappresenta – di fatto – la seconda edizione del convegno regionale “Sicilia Millenaria. Dalla microstoria alla dimensione mediterranea”.
L’evento – elaborato e organizzato dall’architetto Filippo Imbesi, coordinato dal prof. Luciano Catalioto (Università di Messina), e promosso dall’Amministrazione Comunale e dall’Assessore ai Beni Culturali di Santa Lucia del Mela il dott. Rosario Torre – vede la collaborazione e il supporto di vari enti di ricerca e di associazioni culturali, tra cui l’Università degli Studi di Messina, l’Università Paris Ouest Nanterre La Défense, l’Officina di Studi Medievali di Palermo e l’Associazione SiciliAntica. Nelle quattro giornate del convegno, a cui parteciperanno oltre sessanta relatori, saranno indagati, con sessioni ante e postmeridiane e con impostazione multidisciplinare, vari temi storici, archeologici, artistici e culturali dell’isola.
L’evento - afferma l’arch. Filippo Imbesi - mira anche ad offrire, in una fase di appiattimento culturale piuttosto generalizzato, un momento di seria riflessione sugli sconfinati campi di ricerca propri del territorio siciliano e uno stimolo per un concreto cambiamento di rotta dell’attuale sistema culturale.
L’obiettivo – dichiara il Sindaco Antonino Campo – è quello di rendere Santa Lucia del Mela un centro culturale di alto livello e un punto di riferimento per gli studiosi, accendendo i riflettori sull’immenso e prezioso patrimonio naturalistico e storico-culturale presente nel territorio luciese. Altro obiettivo – afferma l’Assessore comunale ai Beni Culturali Rosario Torre – è anche quello della riscoperta dello stesso patrimonio con “occhi nuovi”, evidenziandone – nel contempo – la necessità degli interventi per la salvaguardia e la conservazione dei luoghi della memoria e degli altri siti di interesse scientifico e culturale che spesso travalicano, oggettivamente, per importanza gli stessi confini locali.

L’incontro vedrà relazionare qualificati e importanti studiosi, molti dei quali di fama internazionale, tra cui: Dario Piombino-Mascali (Università di Messina), Henri Bresc (Université Paris Ouest Nanterre La Défense), Sandro Carocci (Università di Roma Tor Vergata), Maria Caccamo Caltabiano (Università di Messina), Luciano Catalioto (Università di Messina), Diego Ciccarelli (Presidente dell’Officina di Studi Medievali), Cosimo Scordato (Pontificia Facoltà Teologica di Sicilia), Jean Paul Barreaud (Sicilia Svelata), Ferdinando Maurici (Dirigente presso il Centro Regionale per l’Inventario, la Catalogazione e la Documentazione dei Beni Culturali della Regione Siciliana) e Giovanni Di Stefano (Dirigente del Servizio Beni Archeologici - Assessorato Beni Culturali della Regione Siciliana).

lunedì 19 settembre 2016

Rimpasto di Giunta, ecco le deleghe del nuovo assessore

Sindaco e nuova Giunta comunale

Terzo rimpasto per l’amministrazione comunale Campo. Dopo il primo giro di valzer su deleghe e vicesindacatura e dopo l’estromissione del geom. Angelo Letizia, è stato decretato venerdì l’ingresso in Giunta di Mariella Ispoto, nome che era nell’aria già da mesi. La poltrona è stata assegnata da Campo pescando tra i consiglieri comunali e utilizzando come criterio di scelta quello del numero di voti conquistati alle ultime elezioni. In base a questo stesso criterio, il posto di Letizia era stato già offerto a febbraio ad un’altra consigliera, Maria Catena Mirabile, che lo ha rifiutato e che continua a sedere nella maggioranza consiliare. Come da programma, rese note oggi le deleghe assegnate a Ispoto, che assume su di sé Protezione  Civile, Servizi cimiteriali, Personale, Attività produttive (artigianato e commercio), Pari opportunità, Trasparenza e comunicazione. 

domenica 18 settembre 2016

Marco Tardelli in arrivo allo JCD "Scirea" di Santa Lucia del Mela

Nuovo eccezionale ospite allo Juventus Club Doc "Gaetano Scirea" di Santa Lucia del Mela, che venerdì 30 settembre alle 11 accoglierà in aula consiliare il campione Marco Tardelli, protagonista della storia del calcio italiana, insieme alla figlia Sara. Come sempre ad attendere i tifosi ci sarà una grande festa juventina, preparata con grande cura dal presidente Benedetto Merulla e dai soci dello "Scirea", per ripercorrere le vittorie conquistate da Tardelli con la maglia bianconera e raccolte nel libro Tutto o niente. La mia storia, scritto in forma di dialogo con la figlia. Indimenticabile icona della vittoria nel Mondiale del 1982, Tardelli si racconterà a tifosi e giornalisti, visiterà la sede del Club luciese e pranzerà con i soci. 




Il libro
Tutto o niente. La mia storia, scritto da Marco e Sara Tardelli, racconta una vita vissuta sempre di corsa, in campo e fuori, ma senza sbandamenti: «Ho lottato per il mio sogno da solo, senza l'aiuto di nessuno. Come regalo ho avuto il talento, tutto il resto me lo sono guadagnato passo dopo passo, centimetro per centimetro».
Dalla copertina: 
«Il mio urlo è durato 7 secondi. Il mio amico Gaetano Scirea mi ha passato la palla in area e l'ho colpita in scivolata. Rete. Italia 2, Germania 0. Il boato di 90 mila persone. E io ho fatto la cosa che amavo di più: ho corso. Ero inondato dai ricordi, dal senso di riscatto, dall'adrenalina. Quei 175 fotogrammi mi hanno regalato un posto nella storia del calcio. E quell'urlo è stato una scossa elettrica che ha cancellato la mia vita. Non c'è stato più un prima e non c'è un dopo.» A più di trent'anni dall'urlo di Madrid, Marco Tardelli racconta senza reticenze alla figlia Sara la sua storia, nata da una passione assoluta e totalizzante come il primo amore, che nessun ostacolo, nessun rifiuto, è mai riuscito a spegnere: il calcio. L'infanzia passata tra i monti della Garfagnana e la periferia di Pisa, le prime partite all'oratorio di padre Bianchi, che alimenta il suo sogno, contrastato invece dai genitori; i soldi guadagnati durante le vacanze estive come cameriere e i deludenti provini per club di serie A, finiti tutti allo stesso modo: «È bravo, ma con quel fisico non può fare il calciatore». Poi, a soli 20 anni, dopo aver indossato le maglie di Pisa e Como, Marco approda alla Juventus di Gianni Agnelli e Giampiero Boniperti, una grande squadra che è innanzitutto una scuola di vita, e con la quale in dieci anni conquista un'impressionante serie di vittorie: 5 scudetti, 2 Coppe Italia, una Coppa dei Campioni (la tragica notte dell'Heysel), una Supercoppa europea, una Coppa delle Coppe, una Coppa Uefa. Nel mezzo, la gloriosa carriera azzurra con la Nazionale di Enzo Bearzot nell'entusiasmante spedizione in Argentina (1978), in quella trionfale in Spagna (1982) e in quella sfortunata in Messico (1986). E quando l'avventura con il calcio «giocato» sembrava finita, perché sarebbe stato per lui impossibile raggiungere nuovi traguardi, un'inattesa carriera da allenatore condotta con alterne fortune: le gioie provate alla guida delle Nazionali giovanili, le delusioni sofferte sulla panchina dell'Inter e le stimolanti esperienze all'estero, prima come commissario tecnico dell'Egitto e poi come vice di Giovanni Trapattoni alla guida dell'Eire, privato per un gol irregolare di una storica qualificazione ai Mondiali in Sud Africa (2010). Tutto o niente è anche e soprattutto la storia dell'uomo Tardelli, «nato alla buona», di natura ribelle e con un «cromosoma contadino», delle sue molte e diverse amicizie, degli indimenticabili incontri con campioni e colleghi ma anche con ristoratori e taxisti, e dei turbolenti ma inossidabili rapporti con i figli, Sara e Nicola, e le donne della sua vita. 

Il campione
Marco Tardelli (Careggine, 24 settembre 1954) è stato cinque volte campione d'Italia con la Juventus, in maglia bianconera ha inoltre vinto tutte e tre le principali competizioni UEFA per club, divenendo uno dei primi tre giocatori – assieme ai suoi compagni di squadra e Nazionale Antonio Cabrini e Gaetano Scirea – nonché primo centrocampista in assoluto ad aver conseguito tale record. Campione del mondo con la Nazionale italiana nel 1982, è rimasta nella memoria collettiva l'esultanza con cui festeggiò la sua rete in finale alla Germania Ovest: "l'urlo di Tardelli" è passato alla storia come l'immagine-simbolo del calcio italiano nonché, a livello mondiale, tra le maggiori icone sportive di sempre. Nel 2004 è risultato 37º nell'UEFA Golden Jubilee Poll, un sondaggio online condotto dalla UEFA per celebrare i migliori calciatori d'Europa dei cinquant'anni precedenti.
Di piede destro, da bambino, seguendo e imitando il suo idolo Gigi Riva che era mancino, diventò ambidestro. Molto rapido nella corsa e abile nella marcatura, venne schierato con proficui risultati sia come terzino che centrocampista. In un'epoca in cui il calcio italiano era conosciuto soprattutto per le sue qualità difensive, spesso legate al catenaccio, Tardelli emerse al contrario come un giocatore grintoso e dotato tecnicamente in mezzo al campo, venendo considerato tra i migliori interpreti al mondo del ruolo nei primi anni 1980.
Dopo un corteggiamento da parte di Fiorentina e soprattutto Inter, nel 1975 venne acquistato dalla Juventus, voluto fortemente dal presidente bianconero Giampiero Boniperti. Fu subito schierato dall'allenatore Carlo Parola come terzino, alternandolo al più esperto Luciano Spinosi. Esordì con il club torinese il 27 agosto, nella gara di Coppa Italia tra Juve e Taranto, finita 2-0 per i bianconeri. Disputò l'ultima partita in maglia bianconera il 29 maggio 1985, nella finale di Coppa dei Campioni vinta per 1-0 contro gli inglesi del Liverpool, partita teatro della strage dell'Heysel. Chiuse la sua esperienza a Torino dopo 259 incontri conditi da 34 centri, nel corso dei quali mise in bacheca cinque campionati, due Coppe Italia, una Coppa dei Campioni, una Coppa delle Coppe e una Coppa UEFA; un palmarès che tuttora ne fa uno dei soli dieci giocatori, nella storia del calcio, capaci di conquistare le tre principali competizioni UEFA per club.
Fece il suo esordio con la maglia dell'Italia il 7 aprile 1976, all'età di ventuno anni, nell'amichevole di Torino contro il Portogallo (3-1). Divenne poi elemento cardine della selezione guidata da Enzo Bearzot, della quale fu titolare al campionato del mondo 1978 in Argentina e al campionato d'Europa 1980 organizzato in Italia. Con 7 presenze e 2 gol fu protagonista della vittoria al campionato del mondo 1982 in Spagna. Qui siglò la rete dell'1-0 nella partita poi vinta 2-1 sull'Argentina nonché la celebre rete del 2-0 nella vittoriosa finale 3-1 contro la Germania Ovest, quella del famoso "urlo" in cui Tardelli corse a perdifiato verso metà campo, agitando i pugni contro il petto, con le lacrime che gli rigavano il viso e urlando a ripetizione «gol!» mentre scuoteva selvaggiamente la testa: «dopo che segnai, tutta la vita mi passò davanti – la stessa sensazione che, si dice, si ha quando stai per morire. La gioia di segnare in una finale di Coppa del Mondo fu immensa, qualcosa che sognavo da bambino, e la mia esultanza fu una sorta di liberazione per aver realizzato quel sogno. Sono nato con quel grido dentro di me, e quello fu l'esatto momento in cui venne fuori»; per ironia della sorte, quel gol – inserito nel 2010 da Goal.com al 2º posto tra le 50 migliori celebrazioni nella storia dei campionati mondiali, e nel 2014 dalla BBC al 4º posto tra i 100 più bei momenti nell'epopea della Coppa del Mondo – rimase il suo ultimo in maglia azzurra. Dopo il ritiro di Dino Zoff vestì la fascia di capitano ogni qual volta venne impiegato. Con gli Azzurri ha collezionato in totale 81 presenze e segnato 6 reti. Dopo il ritiro dalla pratica agonistica inizia per lui la carriera di allenatore. 
(da Wikipedia)

Chiesa e Arco di S. Michele Arcangelo, un tesoro da salvare

Ritorna in possesso del Comune luciese il complesso monumentale dell’ex Chiesa di San Michele Arcangelo, la storica struttura di origine quattrocentesca di cui restano oggi solo l’Arco di accesso al sagrato e polverose rovine, dopo innumerevoli crolli e furti di preziosi elementi architettonici. Si è sciolto, infatti, il nodo della proprietà del bene, che sin dagli anni ’50 del secolo scorso era stato concesso in affitto ad un privato da parte del vecchio ECA (Ente Comunale di Assistenza) e poi direttamente dal Comune di Santa Lucia del Mela, che aveva assorbito l’Ente. La vicenda negli anni si è trascinata anche in sede giudiziaria, con una condanna pecuniaria subita dal Comune nel 2010 per lavori di manutenzione straordinaria e pulitura svolti 23 anni prima all’interno della struttura, su cui di fatto l’unico a poter vantare diritti era l’affittuario. 
Nel corso del giudizio possessorio sono stati acquisiti agli atti i documenti relativi alla quantificazione dei danni subiti da quest’ultimo, stimati in poco più di 20 milioni delle vecchie lire; importo che tuttavia non è mai stato mai risarcito dal Comune, così come gli interessi maturati. Gli eredi del privato che ha usufruito del bene hanno infine manifestato l’intenzione di rinunciare volontariamente al rapporto di affitto, dietro risarcimento di 4 mila euro e con la rinuncia ad altre somme per interessi. 
L’ultimo atto di questa transazione, gestita dal sindaco Nino Campo e dall’assessore ai Beni Culturali Rosario Torre, è stato adesso formalizzato con il reintegro del pieno possesso del complesso monumentale nel patrimonio immobiliare comunale. Il restauro e la messa in sicurezza della Chiesa e dell’Arco di San Michele Arcangelo, già inseriti nell’ultimo piano triennale delle opere pubbliche, sono stati proposti per l’inserimento nel cosiddetto “Patto per la Sicilia” al fine di ottenere un finanziamento. L’immobile, come rilevato nel sopralluogo effettuato a maggio dalla Soprintendenza per i Beni Culturali ed Ambientali di Messina, è in pessimo stato e attualmente inaccessibile, in quanto invaso da vegetazione spontanea. 
Ma l’aspetto più grave è il crollo di parti strutturali avvenuto nella scorsa primavera in corrispondenza dell’altare maggiore, cui si sommano le condizioni precarie di conservazione dell’Arco, che mettono a rischio sia i resti dell’edificio che la pubblica incolumità. Al sicuro, per fortuna, le opere d’arte custodite all’interno della Chiesa, risparmiate dal degrado e dai crolli grazie al trasferimento negli anni ’30 della scultura del “San Michele Arcangelo” nei locali del Castello, e di preziose tele del XVII e XVIII secolo nella Chiesa del Sacro Cuore. Insieme alla Chiesa di San Michele Arcangelo, oggi ridotta a poco più di un rudere, sono scomparsi anche l’Ospedale dei Preti e la “Ruota degli esposti”, così come il secentesco Monte di Pietà. 


L'EX CHIESA DI S. MICHELE ARCANGELO 










                                          I CROLLI (APRILE 2016)







                                L'ARCO DI S. MICHELE ARCANGELO 






Testo: Katia Trifirò
Foto: Santo Arizzi


sabato 17 settembre 2016

Riapre i battenti l'asilo nido comunale

L'esterno dell'asilo nido comunale

La sala d'ingresso della struttura

Un progetto del 2008
Sarà inaugurato oggi alle 17 l’asilo nido comunale, restituito alla comunità dopo due anni di chiusura completamente ristrutturato, in seguito ai lavori di manutenzione straordinaria, adeguamento impianti tecnologici e riqualificazione energetica che hanno riguardato sia l’interno che l’esterno dell’edificio, con l’acquisto di nuovi arredi e l’ampliamento degli spazi. Il progetto, presentato nel 2008 e finanziato nel 2014 con un importo di oltre 570 mila euro, nell’ambito di un programma regionale straordinario per l’implementazione del servizio, ha consentito un investimento sia sul piano tecnico sia sulle attività integrative, come l’apertura pomeridiana e l’impiego di nuove risorse umane, lo svolgimento di attività educative e laboratoriali riservate anche ai bambini più grandi e la calendarizzazione di incontri con esperti dedicati alle famiglie. 

I servizi del nuovo asilo
«Contiamo molto su questo asilo, che si presenta come una struttura con tutte le carte in regola per diventare un centro per l’infanzia, aperto al territorio», afferma l’assessore alla Pubblica istruzione Elisabetta Lombardo. Con 33 iscritti l’asilo parte a pieno regime già da lunedì, ma per il tempo prolungato e l’arrivo di altre figure professionali (previsti due educatori e due assistenti all’infanzia) bisognerà attendere l’espletamento del bando di gara riservato alle cooperative. A coadiuvare insegnanti e personale ausiliario, assicura Lombardo, anche altri dipendenti comunali e ulteriori risorse disponibili grazie al Distretto socio sanitario. Il regolamento di gestione, approvato in Consiglio comunale ad aprile scorso, prevede l’introduzione di tariffe agevolate, con una retta variabile sulla base delle fasce di reddito, con l’obiettivo di favorire anche le famiglie meno abbienti. 

Lo stato dell'edilizia scolastica
Per quanto riguarda le altre strutture scolastiche, partiranno nei prossimi mesi i lavori di ristrutturazione in programma alla media “Galluppi”, che ospita anche le due sezioni di quinta elementare dell’Istituto comprensivo luciese per via del cronico problema di sovraffollamento che grava sulla popolazione scolastica. Entro novembre, infine, dovrebbe partire il servizio mensa alla materna, collocata nel plesso della scuola elementare “XXV Aprile”, ritardato l'anno scorso a causa di un intoppo burocratico. 
(kt)

venerdì 2 settembre 2016

S. Lucia come non l'avete mai vista: domani presentazione del video






Nelle foto: due immagini del backstage e una vista aerea di Santa Lucia del Mela (copyright Gianfranco Rappazzo)

Valorizzare il territorio attraverso i suoi beni storico-artistici, le risorse naturalistiche, il patrimonio culturale e le tradizioni enogastronomiche, offrendo una prospettiva inedita e diversi punti di vista con l’obiettivo di riavvicinare le nuove generazioni alla scoperta dei propri luoghi e sensibilizzare cittadini e istituzioni a farsi carico della tutela e della valorizzazione dei tanti siti di interesse turistico della città. Nasce da questi presupposti l’iniziativa di un giovane luciese, Gianfranco Rappazzo, che insieme al videomaker professionista Francesco Giorgianni ha fatto “rete” con le attività commerciali, l’assessorato ai Beni culturali e al Turismo rappresentato da Rosario Torre e l’Associazione messinese di Montreal per la realizzazione del video promozionale "Urbs deliciae nostrae", girato con il supporto di droni e destinato ai canali web. La produzione del video, che sarà presentato in anteprima domani alle 19.30 nel Palazzo ex carcere borbonico, ha richiesto due anni di lavoro e il supporto di numerosi volontari, soprattutto ragazzi, impegnati anche come comparse. 
Alla base vi è il racconto di Santa Lucia del Mela attraverso immagini non convenzionali, che alternano dettagli di opere d’arte e inquadrature aree, esplorano la montagna e i torrenti, documentano feste religiose e antichi mestieri, permettendo allo spettatore di entrare nei laboratori dove si producono i dolci tipici o i formaggi e di innamorarsi – per la prima volta o di nuovo – di un territorio tutto da scoprire. «L’invito è quello di guardare con altri occhi tutta la bellezza che ci circonda – dice Gianfranco Rappazzo –, e di considerare il territorio come bene comune, da conoscere e valorizzare». Per questa ragione, aggiunge l’ideatore, «i destinatari non sono solo i potenziali turisti, ma i luciesi stessi, per rafforzare un senso di identità e di appartenenza che spesso manca nei più giovani e a volte anche negli adulti». 
Il video, grazie alle risorse della rete, sarà diffuso oltreoceano tramite la numerosa comunità luciese che risiede in Canada e che ha mantenuto nel tempo un forte legame con la terra d’origine. Non manca, infine, la sollecitazione alla politica locale a mettere in agenda la cura di monumenti e opere d’arte che richiedono interventi urgenti e restauri, ma anche una migliore capacità di gestione, affinché non restino chiusi e quindi inaccessibili a chi desidera visitarli. (kt)

domenica 28 agosto 2016

Sulle orme di Beato Antonio Franco


Si è svolto oggi alle prime luci dell'alba il pellegrinaggio dalla Cattedrale fino alla contrada San Giuseppe, dove sorgeva la chiesa dedicata alla Madonna della neve. 
Nel 1529, infatti, quando la statua venne commissionata allo scultore palermitano Antonello Gagini venne posta nella chiesa di "Santa Maria ad Nives" in contrada San Giuseppe, a poca distanza dalla centro luciese.
Il vescovo Antonio Franco spesso si recava in pellegrinaggio penitenziale per pregare davanti la Vergine, come documentato dal testo di Mons. Cambria:

A circa un chilometro dal centro, in contrada S. Giuseppe, 
c’era una chiesetta dedicata a Santa Maria de Cellis che già nel 1403 figurava di regio patronato. Il servo di Dio amava recarvisi spesso per alimentare la sua pietà mariana; 
estatico, contemplava a lungo la statua marmorea della Madonna della neve 
e con schietto entusiasmo esclamava: 
“Se è così bella al nostro occhio, che sarà vederne l’originale in Paradiso? 
Se è così vaga la figura, quanto più bello sarà il figurato?”


Disegno a china di Matteo Lipari (1965)
raffigurante il vescovo Antonio Franco che prega all'altare della Madonna della neve

Nel 1675 la statua venne spostata nell'attuale santuario e con il passare degli anni l'edificio venne abbandonato e purtroppo oggi è rimasto ben poco. 
A memoria di questa devozione recentemente è stato organizzando un pellegrinaggio penitenziale che alle prime luci dell'alba parte dalla cattedrale per giungere nel luogo ove sorgeva la chiesa, dove nel 2007 è stato costruito un altare commemorativo con l'immagine del Beato Antonio Franco davanti al quale stamattina è stata celebrata una messa.

La strada che porta alla Contrada

 Altare devozionale 

Dettaglio targa commemorativa 

Celebrazione della S. Messa in c/da San Giuseppe



FONTI BIBLIOGRAFICHE: 
"Messaggero di bene" il Servo di Dio Mons. Antonio Franco di Salvatore Cambria
"Il servo di Dio Mons. Antonio Franco" di P. Giovanni Parisi T.O.R.